Il ricorso al silenzio serve a ottenere una risposta dal Ministero, non il riconoscimento del titolo: non è obbligatorio e va valutato con attenzione prima di essere intrapreso.
In queste settimane molti docenti in attesa del riconoscimento di un’abilitazione o di una specializzazione sul sostegno conseguita in Spagna ricevono messaggi allarmanti: bisognerebbe presentare subito il ricorso, altrimenti la domanda verrebbe respinta.
Facciamo chiarezza su come funziona davvero questo strumento.
Che cos’è il silenzio inadempimento
Sulla domanda di riconoscimento dei titoli esteri non si forma né un silenzio-assenso né un silenzio-rigetto. Si è di fronte a un caso di silenzio inadempimento: se il Ministero non risponde nei tempi previsti, la domanda non viene respinta ma resta validamente pendente, in attesa di un provvedimento.
A cosa serve il ricorso al silenzio
Con il ricorso, il docente chiede al TAR di ordinare al Ministero di concludere il procedimento entro un termine. Trattandosi di un’attività discrezionale dell’Amministrazione, il giudice non può mai sostituirsi al Ministero e riconoscere il titolo: può solo condannarlo ad adottare un provvedimento, che può essere anche negativo.
In sintesi: il ricorso serve a ottenere una risposta, non il riconoscimento.
I rischi da valutare
Prima di agire è da considerare un aspetto: il Ministero, chiamato a decidere in tempi stretti, può rigettare l’istanza per mancanza di tempo o di documentazione. In questo caso il docente si ritrova con un decreto di rigetto esplicito, da impugnare a sua volta con nuove spese legali, tempi più lunghi e un esito incerto.
La PEC di sollecito
Per evitare di far scadere il termine, la soluzione ordinaria sarebbe presentare una nuova domanda e far ripartire i tempi. Tuttavia la piattaforma online del Ministero non consente di inserire una nuova istanza se ne esiste già una pendente per la stessa classe di concorso.
Secondo l’esperienza del nostro ufficio legale SIFE Formazione, in questi casi l’invio di una PEC di sollecito all’Amministrazione può essere equiparato a una nuova richiesta, interrompendo i termini e mantenendo aperta la possibilità di agire in futuro.
E se arriva un rigetto?
Un eventuale decreto di rigetto segue regole diverse da quelle del silenzio e può sempre essere impugnato al TAR entro 60 giorni dalla ricezione.
Come muoversi
1. Verificare la data di invio della vostra istanza e calcolate le scadenze.
2. Ricordare che il silenzio non equivale a un rifiuto e la domanda resta pendente.
3. Valutare con professionisti se aspettare, inviare una PEC di sollecito o ricorrere al TAR.
4. Seguire le fonti ufficiali per restare aggiornati su procedure e novità.
Perché affidarsi a noi
In SIFE Formazione accompagniamo da anni i docenti nelle pratiche di riconoscimento e omologazione dei titoli esteri: studiamo il vostro caso, vi spieghiamo con chiarezza tempi e rischi di ogni strada e vi seguiamo in ogni passaggio.
Non lasciate il vostro futuro professionale al caso.